Registrati e  ricevi un codice sconto del 5% sul tuo primo acquisto 
Il coupon è valido 7 giorni e si applica sui prodotti della categoria Parti in Carbonio (sono escluse le Carene Racing e gli Accessori Moto)
Questo sito utilizza cookie. Navigando il sito, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più clicca qui.

I grandi piloti - Kevin Schwantz

Posted by s-team 30/09/2016 0 Commenti Grandi piloti,

Kevin Schwantz

 

Kevin Schwantz, 19 giugno 1964, nato ad Houston, è sicuramente stato uno dei piloti più talentuosi che il motociclismo abbia mai conosciuto.
Venne introdotto al mondo e alle competizioni europee da Freddie Spencer, identificandolo come un giovane campione, bisognoso di esperienza: “Se impara a concludere le gare può vincere cinque mondiali”.

 

Fin dalla giovane età, il fenomeno statunitense, non conosceva mezze misure ed aggrediva ogni cm di asfalto con una ferocia impressionante, cadendo spesso, senza concludere il gran premio.
Lo zio gli trasmise una forte passione per la motocross, compromessa da un gravissimo infortunio subito nel 1983.

 

A seguito di questo tragico evento, effettuò diversi “provini” per entrare a far parte di alcune scuderie motociclistiche.
Con la Yamaha corre la gara di Daytona nel 1986 arrivando secondo dietro Eddie Lawson, e sempre in sella allo stesso motociclo partecipa con bravura al campionato AMA, senza tuttavia mai vincerlo.

 

 

 

 


 

 

 

 

Nella stagione 1988, con la Suzuki, vince l'inaugurale Gran Premio del Giappone ed il successivo Gran Premio di Germania, ma nella classifica finale non andò più in là dell'ottavo posto. Terminata la stagione del motomondiale, nel novembre 1988 conquista il Gran Premio motociclistico di Macao, che si disputa ininterrottamente dal 1967 sul pericoloso tracciato cittadino di Macao. L'anno seguente vince ben sei gare del mondiale (quelle disputate in Giappone, Austria, Jugoslavia, Gran Bretagna e Brasile) ma si deve accontentare della quarta piazza.

 

Schwantz ottiene il soprannome di “pilota kamikaze” per la sua irruenza e poca pulizia nella corsa.
Il suo stile di guida, che risentiva del suo passato nel motocross, gli imponeva di pestare sulla pedana esterna alla curva, andando quindi in maniera veloce, ma rischiando in ogni caso la caduta: questa vocazione alla spettacolarità gli fece attribuire altri nomignoli, tra cui "pilota impossibile”.

 

Nel 1993, seppur con quattro primi posti alle spalle, sembra destinato ad essere sconfitto nuovamente da Rainey, ma un infortunio capitato al grande rivale gli permette di vincere in scioltezza e di diventare per la prima volta campione del mondo della 500.

 

Schwantz è uno dei primi sportivi ad avere un ottimo rapporto con la stampa: nessun giornalista tornava a casa senza un'intervista, e ciò gli permise di essere sempre difeso dai mass-media. Nel 1994 vince due gare (in Giappone, suo circuito preferito, ed in Gran Bretagna) ma deve cedere alla strapotenza di Doohan. Un infortunio capitatogli al polso destro gli impedisce dapprima di terminare la stagione 1995 e poi gli impose il ritiro dal motociclismo professionistico. Il ritiro è stato annunciato in lacrime al Circuito del Mugello.

 

In segno di rispetto, la Federazione Internazionale Motociclismo ha ritirato il suo numero, il 34, dalle carene delle moto partecipanti al mondiale nella classe regina.

 

 

 

 

 

 

 

Dal 1996 al 2002 Kevin Schwantz si dedica al campionato NASCAR, correndo 18 gare e vincendone due. Attualmente egli risiede ad Atlanta dove insegna le tecniche di guida per motociclismo in una scuola specializzata.

 

A tutt'oggi, nel suo attuale ruolo di consulente e uomo immagine della Suzuki, Schwantz ha mantenuto la sua indole estremamente disponibile nei confronti di giornalisti e spesso anche di semplici appassionati.


Prende spesso parte alle presentazioni stampa del marchio di Hamamatsu, segnatamente delle moto supersportive, scendendo in pista assieme ai giornalisti ed ai tester per gli immancabili turni di prove e le sessioni fotografiche e rispondendo, con estrema pazienza, a tutte le loro domande.

 

Scrivi un Commento